The Legend of Zelda: alti e alti di una serie leggendaria

Con l’imminente uscita di The Legend of Zelda: Breath of the Wild mi sembra l’occasione giusta per parlare della mia serie videoludica preferita in assoluto. L’unica, inimitabile, eccezionale e soprattutto leggendaria: The Legend of Zelda. E qui ci vorrebbero millemila punti esclamativi. Così !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Quanta sacralità in una sola immagine

Amore d’infanzia

La mia storia con The Legend of Zelda comincia (se la memoria non mi inganna) con una Santa Lucia di tanti, tanti anni fa. Fu mia mamma a decidere di acquistare un gioco in cui un bambino vestito di verde si aggirava in una sorta di foresta. Quel gioco era Ocarina of Time. Lo vide sullo schermo di un negozio, gli sembrò bello e io me lo ritrovai tra i regali di Santa Lucia insieme a Star Wars: Shadows of the Empires e alcuni giocattoli. E così ebbe inizio. Non è facile da spiegare, ma pur essendo un bamboccio bimbominkioso di tipo sette anni The Legend of Zelda: Ocarina of Time mi colpì come nessun gioco aveva mai fatto. Mi fece persino dimenticare Super Mario 64. E ve l’ho detto che io impazzivo per Super Mario 64!

IL GIOCO… riuscirà Breath of the Wild a fare di meglio?

Ripeto: non è facile da spiegare. Si trattò di una sensazione. Nonostante la tenera età, in qualche modo compresi di essere alle prese con qualcosa di davvero epico e speciale. Speciale credo sia proprio il termine adatto. Un mondo da esplorare, il giorno, la notte, le immense pianure (così mi sembravano), tutto era Dio. Eppure del gioco vidi pochissimo perché, colpa la mia inesperienza e la mancanza di una localizzazione in italiano, mi bloccai dopo il secondo dungeon. E ci rimasi fermo per un sacco di tempo. Nel frattempo la mia vita cambiò, mi allontanai da Nintendo con l’arrivo di una PlayStation 2. Eppure Zelda ogni tanto tornava. Nei pensieri, nella mente, nel cuore.

Dopo diversi anni, grazie a una guida cartacea prestata da un mobiliere (giuro, venne a casa mia per dei lavori, si finì a parlare di giochi e Zelda, anche lui aveva Ocarina e un giorno tornò da me con la guida). Fu così che mi ributtai nel magico mondo di Ocarina of Time. C’era solo un inghippo: la soluzione era incompleta, arrivava fino a Volvagia. Tuttavia, stavolta non fu un problema perché, anche sprovvisto di guida, riuscii a proseguire da solo fino alla fine (neanche l’odiato dungeon acquatico riuscì a fermarmi). Lo giocai e rigiocai non so per quanto. Erano passati alcuni anni eppure il tempo non sembrava passato per Zelda. Rimaneva un gioco attuale, bellissimo, sempre con una marcia in più… anche due o tre! Una volta finito, quello che consideravo già il mio gioco preferito, lo divenne a tutti gli effetti. E lo è tuttora.

Quanto cazzo è figo anche Wind Waker HD?

Il resto è storia… più o meno

Rimettendo mano a Ocarina of Time la nostalgia di Nintendo si riaccese di prepotenza. Quando poi iniziai a muovere i primi passi su Internet mi si aprì un mondo. Da bambinello ignorante quale ero avevo sempre pensato che Ocarina of Time fosse un titolo unico, cioè non facente parte di una serie. Dapprima scoprii di un seguito, Majora’s Mask, ma a poco a poco iniziai a farmi una cultura su tutti i capitoli. Oggi li ho ovviamente recuperati e giocati tutti (mi manca solo Tri Force Heroes e robe minori come quelli per CD-i, ma quelli non esistono, no?). In principio, però, arrivò, insieme a un GameCube, The Legend of Zelda: The Wind Waker, il mio secondo Zelda. Inutile dire che mi piacque da matti. Tornare a respirare aria di Zelda mi fece praticamente dimenticare ogni altro gioco. Da lì passai poi a Twilight Princess, il primo Zelda che aspettai mesi e mesi con ansia e hype pazzeschi, e che giocai al day one. Dopo recuperai il primo Zelda, Zelda II, Majora’s Mask e poi Phantom Hourglass e Spirit Tracks con il DS e, insomma, eccetera, eccetera, eccetera.

E prima di Skyward Sword arrivò anche il tatuaggio della Triforza sul mio braccio sinistro. Zelda rappresenta davvero una parte importante di me, che mi accompagna da quando ne ho memoria fino a oggi. Un amore vero, eterno, mica come quello dei giovani d’oggi. Una passione sincera. Mi è difficile fare una classifica dei miei Zelda preferiti. Tutti hanno qualcosa di speciale, unico e caratteristico (soprattutto quelli 3D).

Non vedo l’ora di esplorare il mondo di Breath of the Wild

Sicuramente quelli portatili e i primissimi capitoli (per una questione di età e di gusti) li metterei un gradino sotto. Il top per me è rappresentato da Ocarina of Time (quello “perfetto”), The Wind Waker, Twilight Princess, ma anche il bistrattato Skyward Sword e il peculiare e amato Majora’s Mask (che ho apprezzato molto di più su 3DS). In pratica gli Zelda 3D sono, a mio avviso, il meglio della serie, gli imprescindibili. Questo senza nulla togliere a capolavori come il primo The Legend of Zelda o A Link to the Past. Mi piacerebbe dire qualcosa su ogni capitolo, ma andrei troppo per le lunghe, magari un’altra volta. Quello che è certo è che non mancherò di dire la mia su The Legend of Zelda: Breath of the Wild, che mi spolperò per bene su Wii U. E cazzo, ormai manca davvero pochissimo…

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