The Last of Us Parte II: delusione apocalittica o capolavoro assoluto? Nessuna delle due

Ok. Ho giocato, rigiocato e platinato The Last of Us Parte II e ci sarebbe molto di cui discutere riguardo quest’ultimo lavoro di Naughty Dog. Avevo già iniziato a dire qualcosa pochi giorni fa quando ho iniziato l’avventura di Ellie e devo dire che, nonostante tutto, la mia impressione iniziale non è cambiata molto una volta giunti alla fine dell’esperienza. Delusione? Capolavoro? Nessuna delle due cose, ma sinceramente, ovviamente sempre dal mio opinabile punto di vista, siamo abbastanza lontani dall’entusiasmo che ha colpito la stampa specializzata. Da una parte, infatti, abbiamo i giornalisti estasiati che ci picchiano il 10/10 (per me quasi una follia), dall’altra l’utenza assurda che ci picchia il 0/10 su Metacritic (questa sì, è follia). Tralasciando l’assurdità degli zero, com’è che si dice? La verità sta nel…

Trama da oscar? Anche no

Ho detto che The Last of Us Parte II non è stata una delusione, ma per onestà mi tocca ammettere (prima di tutto con me stesso) che alcune cose mi hanno lasciato l’amaro in bocca, mi hanno deluso. Infatti sull’epilogo, mentre scorrevano i titoli di coda, mentre molti altri sono rimasti folgorati, a riflettere su quanto vissuto, in me si è fatto largo un pensiero: “Delusione“. È questo che ho pensato, non ci posso fare niente, va bene così e non è perché uno non ha capito il gioco o altro, è solo che evidentemente io e gli autori non siamo entrati in sintonia. Ora non voglio fare spoiler (magari dopo), ma se parliamo di storia e narrazione per me qualcosa è andato storto. Ho rivalutato anche il prologo, forse è uno dei momenti migliori del gioco, anche se lentino. Il punto è che tutto The Last of Us Parte II è lento. Un male? Un bene? Una scelta, sì, che può piacere o meno. A me non è piaciuta molto. La trama ha troppi punti pesanti da giocare e vedere (e soprattutto rigiocare) e mi ha dato l’impressione di essere stata stiracchiata e talvolta portata fin troppo per le lunghe nel corso delle 23 ore e mezza che mi sono servite per concludere il viaggio al primo giro (giocando a Difficile ed esplorando bene le location).

Sinceramente? La trama di The Last of Us Parte II non è niente di speciale. Ha i suoi bei momenti, ma forse alla fin fine ho apprezzato di più quella del primo e già lì, se avete letto cosa penso/pensavo del gioco, non è stato proprio amore. Matura? Profonda? Emozionante? Potrebbe anche darsi, ma dipende da chi gioca. C’è chi vede profondità anche in una pozzanghera e chi superficialità in un oceano. Dipende dalla prospettiva di chi guarda e dalla mia prospettiva The Last of Us Parte II ha una trama passabile, con spunti interessanti, ma potenzialmente non del tutto sfruttati. Ci sono anche diverse coincidenze che possono far storcere il naso (e in alcuni punti la trama potrebbe sembrare piegarsi troppo alle esigenze degli sceneggiatori), ma le coincidenze non sono errori, sia ben chiaro. Personaggi intriganti (come Isaac) che si vedono poco e niente. Tanta carne sul fuoco, forse troppa e non sempre ben cotta. Non ho poi percepito la rabbia di Ellie. I personaggi mi hanno trasmesso poco e non mi sono quasi mai emozionato. Nessun buono e nessun cattivo: basta questo per rendere ottima una storia? La risposta è no. Questa cosa non è niente di che, è vista e rivista ed era così anche nel primo, qui è solo esasperata, forse anche troppo. Alle volte sembra che abbiano voluto fare le cose stile Quantic Dream per metterci l’impatto emotivo a tutti i costi, ma non sempre funziona bene.

Secondo me c’è un problema di ritmo (per tutto il gioco) e in alcune scene c’è un problema di dialoghi, che ho sempre apprezzato molto nei titoli di Naughty Dog, ma qui mi sono parsi più deboli del solito, noiosi, pesanti. I personaggi fanno spesso troppe pause tra una battuta e l’altra (e ciò non li rende più interessanti, più riflessivi o profondi). Soprattutto i momenti tra Joel ed Ellie li ho trovati scialbi, non so come dire. Ho avuto come l’impressione che a volte nessuno sapesse bene cosa dire, né i personaggi, né soprattutto gli sceneggiatori. Non voglio fare a tutti i costi il criticone. Non è il mio scopo. Se mi divertissi a criticare sempre tutto allora lo avrei fatto anche con Red Dead Redemption 2, che invece per me rimane uno dei pochissimi veri capolavori degli ultimi anni (con una narrativa anche più coinvolgente e riuscita dell’opera Naughty Dog). E se fossi uno stronzo insensibile (stronzo sì, insensibile no) non avrei pianto con The Last Guardian. Se volete un parere onesto, questo è: The Last of Us Parte II mi ha annoiato a più riprese, non mi ha fatto riflettere, non mi ha fatto piangere e mi ha lasciato poco… e non solo per la sua trama altalenante, continuamente spezzata (in realtà è come se fossero due storie), ma anche per il suo gameplay.

Ellie (ma soprattutto l’altro personaggio) è una macchina da guerra. Tornano le sprangate nei denti e le mazzate a volontà. Sì, non c’entra un cazzo con l’immagine

More of the same? Anche sì

Lo dico? Io lo dico (anche se forse per molti suonerà come una cazzata, ma anche sticazzi): a livello di giocabilità The Last of Us Parte II è praticamente la copia di The Last of Us. Pochi giorni fa ho anche detto che, in fondo, cosa ci si può aspettare da una Parte II? Beh, fanculo, ci si dovrebbe aspettare di più. Cazzo, sono passati sette anni. Sette anni e un cambio generazionale e di passi avanti io non ne ho visti. O almeno niente di veramente evidente o incisivo (per tirare in ballo ancora Red Dead Redemption 2 dico solo che mi aveva fatto venire voglia di rigiocare al primo e rigiocandolo, il primo, mi ha quasi fatto schifo tanto è il balzo fatto tra i due capitoli…). The Last of Us Parte II è quello che era The Last of Us, con qualche limatura qua e la, qualche aggiunta qui e li e qualche cosa presa da questo o da quello, tipo qualche momento più alla Uncharted. Niente di che eh, due-tre fasi un po’ più spettacolari e action, ma gasano quel che basta e fanno sempre bene. Il resto è la solita roba di esplorazione (che dopo un po’ viene a noia), combattimenti, fasi narrative guidate stile Left Behind (sono anche troppe a mio parere) e qualche fase di fuga che comunque avevamo già assaggiato sempre nel DLC del primo.

Vi ricordate della demo di presentazione che avevo commentato con un video su YouTube? Per l’esperienza che ho avuto io sottoscrivo quanto dissi all’epoca. Nel gioco vero e proprio siamo lontani da quella roba lì. E a me non è mai capitato nulla del genere, nessuna animazione di quel tipo (quella che ti scaraventa in qualche modo è stata inserita, se ti fai prendere). Anzi, alle volte i combattimenti mi hanno dato l’impressione di non funzionare benissimo. Magari faccio schifo io, ma è un po’ quella sensazione che si ha in Assassin’s Creed (ma gli ultimi non li ho giocati quindi non so) quando ti sgamano e tutto va un po’ in vacca e c’è più casino che altro. Quando tutto si amalgama bene, stealth, corpo a corpo, sparatorie, invece, ci siamo, The Last of Us Parte II funziona e regala soddisfazioni. Certo, dipende anche da come lo si gioca, ma l’IA è ben lontana dall’essere perfetta.

Da quello che ho visto io siamo più o meno dove eravamo sette anni fa. Lanci ancora mattoni e bottiglie davanti al cono visivo dei nemici e questi se ne accorgono solo a impatto avvenuto. Gli alleati ancora non vengono quasi mai scoperti, anche se palesemente in vista (mi è capitato solo una volta che un alleato venisse avvistato). Però l’IA non è deludente, è solo quella già buona del primo, con qualche evoluzione. Lo facevano anche nel primo, ma qui è più marcata la cosa. Cosa? Quando si chiamano per nome, quando si parlano durante le ricerche, robe di questo tipo. Tutti i nemici sembrano avere un nome. Ottime anche le loro reazioni quando gli fai saltare un braccio o una gamba. Siamo ancora lontani da una IA davvero realistica e sofisticata, ma va il merito a Naughty Dog di provarci, perché deve essere una delle cose più difficili in assoluto, anche per rendere il gioco, beh, un gioco e quindi giocabile. Non posso quindi essere troppo cattivo sotto questo aspetto, ma alcuni scontri mi sono sembrati più una scocciatura che altro (e ci sta anche visto il contesto). Molti comunque possono essere evitati del tutto se si è bravi a non farsi beccare.

Il team ha cercato di fare il possibile per variare un po’ e per tenere sempre acceso l’interesse del giocatore con qualche evento scripato, ma il risultato per me è riuscito a metà. Di sicuro ho sempre avuto voglia di proseguire, di andare avanti e non mancano i passaggi di atmosfera. The Last of Us Parte II è più horror di The Last of Us. L’ospedale fa quasi Dead Space e quella boss fight sembra quasi uscita da un Resident Evil (la parte sulla nave, invece, fa Resident Evil: Revelations). Però quanti cazzo di hotel volete farci esplorare? Quello del primo non bastava? Quindi direi che The Last of Us Parte II si lascia giocare con piacere nel complesso, ma manca quel salto in più che l’avrebbe elevato. Anche qui, infatti, il potenziale non è stato del tutto sfruttato. Un esempio? Ritrovarsi in situazioni con infetti e umani allo stesso tempo è un evento rarissimo, tipo due-tre volte. Poi, nonostante qualche new entry (comunque non così incisive), le varianti nemiche sono sempre poche. Per fortuna, però, hanno eliminato le zattere. C’è molta meno roba di quel tipo. Stavolta hanno messo le corde. Molto meglio comunque.

Troppa violenza? Anche no

Parliamoci chiaro: ognuno ha la sua sensibilità e su questo non ci piove, ma secondo la mia sensibilità trovo esagerate alcune cose dette riguardo la violenza di The Last of Us Parte II. Stiamo parlando di un gioco violento? Sì. Ma va detto che la violenza è molto ben contestualizzata, sia nei filmati che nel giocato vero e proprio. È una roba così forte o da perderci il sonno? Direi proprio di no. Si sono viste cose cento volte più disturbanti di quello che si vede in The Last of Us Parte II, che anzi per me poteva anche osare molto di più sotto questo aspetto. Ok, si tagliano gole, si spaccano teste e succedono cose violente, ma che cazzo ti aspetti da un post-apocalittico? Nulla, poi, è mai portato davvero all’estremo. Che sia un bene o un male dipende dai punti di vista. Di sicuro il titolo non vuole spettacolarizzare o esaltare la violenza ed è giusto che sia così. Tuttavia, una scena di tortura giocabile poteva starci bene, anche per far sentire a disagio il giocatore, per turbarlo, per fargli fare davvero qualcosa di terribile. La verità è che la violenza di The Last of Us Parte II non mi ha colpito in alcun modo. Perché dovrebbe? Il mondo in cui l’opera ci porta a immedesimarci è un mondo brutale, una lotta per la sopravvivenza dove ci si fa giustizia da sé e si uccide per non essere uccisi. Lo abbiamo imparato nel primo. Sappiamo che è così e che quindi la violenza va accettata (anche se sopravvivono anche e ancora dolcezza e amore in questo mondo), qualsiasi siano le conseguenze. Che poi uno condivida o meno le cause dei personaggi è personale, ma il mondo di The Last of Us o, in generale, di qualsiasi opera post-apocalittica è sempre stato questo. La violenza non deve piacere, ma è necessaria e se ci scappa il morto (e in The Last of Us Parte II ce ne scappano tanti) è una cosa normale. Non c’è tempo per affezionarsi ai personaggi ed è davvero così.

UN PO’ DI SPOILER – SALTA QUESTO PEZZO SE NON HAI FINITO IL GIOCO!!!

Partiamo subito dal primo, brutale, spoiler: perché Ellie è incazzata? Perché uccidono Joel. Devo essere onesto e dire che non me l’aspettavo, anche se poteva essere una cosa prevedibile. Come ci sono rimasto? Non saprei. Sul momento non mi ha fatto molto effetto. È strano, ma la morte di Sarah in The Last of Us mi aveva toccato molto di più, nonostante la si usasse per pochissimo. Non so se è il come succede, se è per come è gestita la scena e il tutto, ma la morte di Joel mi ha lasciato abbastanza indifferente. È così. Lo dicevo prima. In un mondo come The Last of Us tutti possono morire in mille modi diversi. Quante volte sarebbe dovuto morire Joel? Ci sta. In fondo quello che ha fatto non è cosa da poco. Joel è sempre stato al limite tra l’essere una carogna e un padre amorevole e anche se non meritava quella fine è così che va la vita.

Una cosa che mi è piaciuta molto della trama è il dare importanza a tutti i personaggi, anche quelli più secondari come per esempio Witney (credo si chiami così), la tizia che gioca con la PS Vita. Ce l’hanno messa tutta per dare al giocatore la sensazione di uccidere persone, diciamo, e non meri nemici senza nome. Questo è evidente soprattutto se si considera quel tocco che più mi è piaciuto di The Last of Us Parte II, ovvero la questione Jerry, il padre di Abby e medico che stava operando Ellie alla fine di The Last of Us. Un personaggio che nel primo gioco appariva del tutto insignificante, solo un NPC come un altro da togliere di mezzo con violenza, quello che appariva un bastardo, l’assassino di Ellie, qui si è dimostrato un tassello cruciale della storia.

Ma di colpi di scena The Last of Us Parte II ne è praticamente assente. Non è per forza un male, sia chiaro, tuttavia giunti alla metà dell’avventura, dopo il flashback su Jerry e il Giorno 1 con Abby, ho perso un po’ di interesse perché sai già la sorte di buona parte dei personaggi. Tutta la storia di Abby è meno interessante a mio parere e non è riuscita a coinvolgermi del tutto. Volevo tornare da Ellie, invece il gioco ci costringe a rivivere i tre giorni dal punto di vista di Abby. Si poteva gestire meglio? Non lo so. L’unico momento davvero figo è lo scontro con Tommy, avevo capito subito che era lui. Per il resto è tutta una storia parallela che si ricollega alla fine. Ok Yara e Lev, però anche sticazzi. I tre giorni con Abby volevo finirli alla svelta per vedere cosa succedeva al teatro. E lì le cose si sono fatte molto interessanti. Affrontare Ellie è stata tosta. Queste sono le idee che mi piacciono. Peccato che lo scontro finale in cui si controlla Ellie contro Abby non sia all’altezza, a mio avviso. Che dire, infatti, delle parti finali? Beh, intanto il capitolo alla fattoria con il figlio di Dina e Jesse mi piace molto. Avrei voluto più momenti di quel tipo, con Ellie emotivamente distrutta dalla perdita di Joel, nonostante il loro rapporto ormai incrinato. Gli ultimi capitoli, invece, non saprei. Un po’ frettolosi forse. Le Serpi hanno un potenziale poco sfruttato. Peccato. Sul fatto di risparmiare e perdonare Abby, non scordiamoci che anche la stessa Abby sceglie di non uccidere Ellie quando potrebbe (per ben due volte). Sull’epilogo vero e proprio ho poche parole: è una storia di vendetta, ma anche di perdono e di perdita, fisica e dell’anima. Figata super profonda? Boh. In verità non mi ha colpito più di tanto e non mi è piaciuto granché, l’epilogo del primo era decisamente più forte a mio giudizio, e restano ancora delle cose in sospeso: Ellie torna a Jackson? Dina la perdonerà? E Tommy? Come reagirà? Abby trova davvero le Luci? The Last of Us Parte III…

In generale comunque non mi ha convinto del tutto la struttura della trama, anche i flashback e l’andare avanti e indietro. Rende tutto più incasinato. Qualche scena in più con Joel non avrebbe guastato. È un personaggio troppo poco presente secondo me. Sulla sorte degli altri personaggi, che morissero o meno me ne importava poco. L’unico che mi ha lasciato un attimo di merda è stato Tommy quando Abby gli spara in testa. Lì mi è partito un “cazzo!“. Fortuna che alla fine non è morto!

FINE SPOILER!!!

VOTO: BUONO

The Last of Us Parte II non mi ha fatto impazzire. Mi è sembrato un gioco dalle meccaniche “vecchie” con solo qualche ventata di freschezza. Non condivido l’entusiasmo generale attorno al titolo, ma ormai dovreste sapere che è una cosa che non mi capita quasi mai. È un buon gioco e una bella esperienza, ma a parer mio non brilla particolarmente né sul fronte della trama, né su quello del gameplay (probabilmente proprio a causa di gusti ludici miei, è una giocabilità che già nel primo mi aveva portato a noia) e per quanto sia bello da vedere l’effetto “wow” è già stato esaurito con Uncharted 4. Non lo reputo una delusione, perché in fondo mi è piaciuto quanto basta, ma non lo reputo nemmeno qualcosa di speciale, come non reputavo speciale il primo. Ma chi lo sa: magari un giorno cambierò idea…

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