Resident Evil 2 Remake: la mia esperienza in modalità Estrema… e ne Il Quarto Sopravvissuto

Dopo aver giocato Resident Evil Village e aver rigiocato per l’ennesima volta Resident Evil 4 mi è salita la voglia di provare il tanto chiacchierato remake di Resident Evil 2, così l’ho comprato in versione PS4. Ebbene, in poco meno di quattro giorni l’ho finito sette volte con tanto di platino, ovviamente anche nell’apparentemente ostica modalità Estrema.

Un Remake sopraffino

Per una volta devo dire che sono abbastanza concorde con quanto ho letto: Resident Evil 2 è un ottimo remake, che mantiene lo spirito dell’originale, pur aggiornando il tutto ai giorni nostri. Graficamente è veramente uno spettacolo e a livello di difficoltà si mantiene fedele al passato, ma senza scadere in picchi di frustrazione. Resident Evil 2 è (almeno al primo giro) un gioco impegnativo (più difficile della media), ma non proibitivo insomma. Non ho voglia di fare una recensione, sappiate solo che il titolo mi è piaciuto davvero tanto, anche se la campagna B, che definirei una versione di un universo alternativo (non può essere parallela alla 1 perché è piena zeppa di incongruenze), non mi ha entusiasmato molto, dato che è un riciclo continuo. Insomma: un modo non molto elegante per aumentare la longevità. Nell’originale non so (e nemmeno mi interessa molto in verità) come fosse la situazione perché lo giocai circa dieci anni fa su PS3 e lo feci in fretta e furia; ricordo molto poco (nota: ho rimesso proprio oggi RE 2 originale su PS3 per fare un confronto diretto e direi che può essere considerato tuttora un gioco interessante e di atmosfera, ma i controlli sono da panico…). Comunque, tornando a noi, la modalità estrema di Resident Evil 2 Remake vuole essere vecchio stile: niente salvataggi automatici, solo nastri di inchiostro per salvare la partita manualmente, meno marsupi per espandere l’inventario e nemici che ammazzano con tipo due-tre colpi. Difficile?

Tecnicamente, comunque, mi ha stupito e l’atmosfera, soprattutto nella centrale, è ottima!

Estrema… o forse no

Dunque, per ottenere il platino ho dovuto completare Resident Evil 2 in modalità Estrema praticamente due volte: una con Leon e una con Claire (e, come dicevo prima, non è che tra una campagna e l’altra ci siano chissà quali differenze, che si scelga Leon/Claire A o Leon/Claire B). Una cosa che mi ha stupito del remake è che i fottuti zombie non muoiono mai. Cioè muoiono, ma per ammazzarli devi sparare una vagonata di proiettili (non basta il classico e singolo colpo alla testa in stile The Walking Dead). Questo, ovviamente, può essere un problema e la strategia migliore sembra essere quella di stordirli e scappare. Tuttavia, il titolo permette di sfruttare un trucchetto: le munizioni infinite. Completando l’avventura in modalità Standard con il grado S, ovvero facendo una speedrun (che a me ha portato via circa due orette con Leon e un’ora e mezza con Claire), si sblocca una pistola con munizioni infinite. Non un’arma potentissima, vero, ma che semplifica di molto la vita quando si tratta di ripulire una stanza dai non-morti. Quindi sì, ho giocato alla modalità Estrema con la pistola dalle munizioni infinite. Insomma: scemo sì, ma fino a un certo punto. E ciò che mi preoccupava non erano tanto i nemici “comuni”, ma le boss-fight. In realtà, non mi hanno dato particolari problemi. Nella run con Leon sono morto solo qualche volta nelle ultime due, mentre con Claire ho fatto una run “perfetta”: non sono mai morto!

Resident Evil 2 in modalità Estrema, infatti, è abbastanza facile. Una volta che si conosce il gioco a menadito e si esplora per bene raccogliendo più risorse possibili, imparando a mettersele via per i combattimenti contro i boss, l’esperienza scivola via senza troppi ostacoli. Soprattutto la campagna con Claire me la sono proprio gustata con tutta la tranquillità del mondo. E i nastri di inchiostro? Non dico che si può salvare quando si vuole, ma quasi. Ce ne sono in quantità più che sufficiente. In entrambe le partite ho effettuato lo stesso numero di salvataggi, ovvero diciotto (e avevo ancora diversi nastri nella cassa degli oggetti). Ciò che mi terrorizzava era un’altra cosa: che saltasse la corrente elettrica (perché è una paura radicata nel profondo) o che la PlayStation 4 mi sputasse fuori il disco (scherzetto che mi fa spesso) costringendomi a ripetere dall’ultimo salvataggio. Per fortuna, non è accaduto nulla di tutto ciò e la modalità Estrema si è rivelata una vera passeggiata (ok, ok, va bene, le munizioni infinite hanno dato un bell’aiuto).

Il nuovo look di Ada non mi piace molto… e nemmeno il suo doppiaggio in italiano; comunque il doppiaggio ITA è nel complesso molto gradevole: un punto in più per il coinvolgimento!

Il Quarto Sopravvissuto

Passiamo ora a questa modalità extra. Avevo letto che completarla era probabilmente il trofeo più difficile da ottenere. La modalità, infatti, è considerata molto tosta. In sostanza, bisogna superare gruppi di infetti dalle fogne fino alla centrale di polizia avendo a disposizione un armamento predefinito. Un armamento anche di tutto rispetto, ma le minacce sono veramente tante e non è per niente semplice raggiungere incolumi la fine. La prima volta che ho provato Il Quarto Sopravvissuto sono arrivato al secondo piano della centrale di polizia, ma sono stato fatto a pezzi da un gruppo di zombie. Non so dirvi di preciso quante volte ho ritentato, ma non sono state tantissime. Credo si parli di un numero intorno a quattro/cinque. In effetti, mi aspettavo che mi portasse via decisamente più tempo. I passaggi finali brulicano di esseri ed è praticamente impossibile uscirne vivi senza avere delle granate. Il problema è riuscire a non sprecarle prima. Se poi ci aggiungiamo che giunti alla centrale quel simpaticone di Mr. X inizia a inseguirti, la situazione si complica un tantino mettendo parecchio pepe al culo. L’impresa non è di quelle semplici e, come in tutte le cose, ci vuole anche una bella dose di culo. Una volta tanto ne ho avuto, dato che la seconda volta che ho raggiunto il pezzo finale l’ho superato completando la modalità in 10 minuti e 10 secondi. Una vittoria inaspettata. Pensavo decisamente peggio… buono così!

EXTRA: due trofei richiedono di finire il gioco senza mai usare un oggetto curativo e senza mai aprire la cassa degli oggetti. Impossibile? Ovviamente no. Se affrontate al livello di difficoltà più basso si tratta di sfide difficili solo in via teorica, nella pratica basta solo ricordarsi di non commettere, per sbaglio, tali azioni, perché nei fatti non è nulla di davvero complicato.

Mr. X è più una seccatura che un reale problema, ma comunque non mi è dispiaciuto

Al di là di queste modalità, Resident Evil 2 Remake si è rivelato una grande esperienza, tanto che mi è venuta voglia di recuperare il prima possibile Resident Evil 3 Remake. Anche se pare molto meno riuscito, penso che prima o poi lo prenderò. Intanto, però, per RE 2 Remake voglio spendere queste parole: soddisfacente, coinvolgente, bellissimo da vedere, corto, ma intenso, questo è Resident Evil 2. Bello, bello, bello!

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