Quella volta che Assassin’s Creed mi ha salvato il culo alle superiori

È capitato diverse volte che la mia carriera di videogiocatore si incrociasse in qualche modo con quella scolastica. Potrei parlare di tutte le volte che ho scritto temi narrativi ispirandomi deliberatamente alle storie di videogiochi (vizietto che mi ha accompagnato fino alle superiori), ma l’argomento non è poi così intrigante… e poi l’ho appena fatto. In italiano ho sempre avuto ottimi voti, ma non sono proprio sicuro che sia stato merito di quei temi. Più interessante (o forse no) è quella volta che Assassin’s Creed mi ha salvato il culo durante un’interrogazione. Oddio, salvato il culo è un po’ esagerato, ma fa più effetto.

Assassin-s-creed a scuola attenti a quei gamer

Tratto da una storia vera

Iniziamo dal principio. Correva l’anno 2008, andavo in terza superiore e stavo davvero in fissa per il titolo targato Ubisoft. Assassin’s Creed uscì a novembre del 2007, ma io ci misi le mani sopra solo agli inizi dell’anno seguente, quando comprai la mia prima PlayStation 3. Si può dire che Assassin’s Creed mi vendette la console. Non potete capire quanta voglia avevo di giocare con gli assassini. L’opera Ubisoft mi aveva colpito sin dalle prime apparizioni. Non potevo farci niente: l’idea mi aveva stregato. Gli ultimi mesi in particolare furono durissimi: passavo le giornate leggendo dapprima le anteprime sul gioco, poi rileggendomi continuamente le recensioni e prima di andare a scuola mi guardavo le interviste a Jade Raymond. A pensarci ora sembra stupido, ma allora ero ancora nella fase in cui bastava poco a farmi hyppare di brutto. Ah, beata gioventù… ma anche no: il dolore che pativo era reale. Sono felice di essere diventato meno sensibile all’hype. Comunque, le recensioni non furono entusiastiche come mi aspettavo. In giro non si parlava certo di un capolavoro e questo limò un po’ le mie alte aspettative, ma non la voglia di tuffarmi da un tetto a volo d’angelo. Sarebbe stato quel che sarebbe stato. Bello o meno bello, dovevo assolutamente giocarlo.

A gennaio 2008 riuscii a ottenere la PS3 con Assassin’s Creed. Certo, il gioco era tutt’altro che un capolavoro e per giunta afflitto da un bug che provocava il crash della console almeno una volta a sessione (la patch era già uscita, ma io vivevo ancora nel quarto mondo e non avevo a disposizione una connessione a banda larga). Nonostante qualche intoppo, però, Assassin’s Creed mi piacque e mi ci divertii non poco. Ed era pure bellissimo da vedere. Vi starete chiedendo: cosa c’entra Assassin’s Creed con la scuola? Ora ci arrivo.

Ho dei bei ricordi del primo Assassin's Creed
Ho dei bei ricordi del primo Assassin’s Creed

L’interrogazione

Assassin’s Creed racconta la storia di Desmond, ma soprattutto la storia di Altair, un assassino di cui prendiamo il controllo durante la Terza Crociata. Un bel giorno, andando a scuola, salta fuori che la professoressa di storia ha deciso di interrogare. Vabbè, deve ancora cominciare il giro di tutta la classe, mica salterò fuori io, no? Ecco, avete già capito. Ora, di solito un ripassino veloce lo facevo sempre prima delle interrogazioni, ma così a memoria non mi pare proprio che io fossi a conoscenza che la prof. avrebbe interrogato. Quindi passai il giorno prima probabilmente giocando ad Assassin’s Creed e senza toccare un libro. Il risultato fu che mi vidi spacciato.

La professoressa iniziò a farmi alcune domande. Su cosa? A boh, chi minchia si ricorda. Non ho memoria nemmeno di come e se risposi, anzi: lo feci male, l’insufficienza sembrava ormai assicurata. Ma poi la dea bendata si tolse il velo dagli occhi e mi guardò. L’unica cosa che ricordo è che, proprio mentre la speranza stava per abbandonarmi, si passò a un altro argomento. Quale? Le crociate. Oh, credeteci o meno, ma la mia fissa per Assassin’s Creed e il mio periodo passato nel gioco destò in me un certo interesse per quel periodo storico. E fu probabilmente per quello che l’argomento mi rimase più impresso in mente, non solo grazie al poco studio scolastico, ma soprattutto grazie al tempo trascorso con Assassin’s Creed. Certo, il gioco non è un libro di storia, eppure un po’ qua e un po’ la assorbii alcune nozioni. Il segreto fu proprio l’interesse suscitato dal gioco. Finalmente riuscii a rispondere alle domande, non perfettamente, ovvio, ma in modo abbastanza convincente. Quel tanto che basta per strappare un bel 6,0, probabilmente uno dei voti più bassi che abbia mai preso in storia alle superiori.

Però ero contento, soprattutto quando a fine interrogazione andai dalla professoressa per dirle che purtroppo non ero riuscito a studiare molto bene per mancanza di tempo. Echecazzo, iniziò le interrogazioni praticamente uno-due giorni dopo la spiegazione! La cosa più bella fu la sua risposta. Non ricordo le parole esatte, ma era qualcosa che suonava come: “Si ho visto, mi sono accorta nell’ultima parte che qualcosa hai studiato e infatti ti ho messo sei”. Studiato? Ceeeerto. “Grazie Assassin’s Creed” pensai.

Quindi quando i vostri genitori vi intimeranno di spegnere la console per studiare, fategli leggere questa testimonianza. Grazie ai videogiochi ho imparato tante cose, anche in quelli che apparentemente potrebbero essere privi di qualsivoglia valore culturale.

Siete d'accordo?
Siete d’accordo?

Assassin’s Creed: il ritorno

C’è un altro aneddoto che lega Assassin’s Creed ai miei anni alle superiori. Quella volta che in quarta (o era la quinta?) per giocare ad Assassin’s Creed II (o era Brotherhood?) rimasi a casa da scuola quei classici due-tre giorni. Classici perché era mia usanza saltare qualche giorno di scuola per giocare ai titoli che più mi interessavano. Un po’ meno classico fu il fatto che, avendone parlato apertamente con alcuni compagni, del tipo “Io non ci sono per un po’ di giorni che devo giocare Assassin’s Creed”, la voce arrivò all’orecchio della professoressa di storia e italiano (no, non la stessa dell’aneddoto precedente). Mi pare che qualcuno rivelò “simpaticamente” la cosa proprio mentre stavo mostrando la giustificazione. La prof. mi disse: “Ma davvero sei stato a casa per finire un videoggioco?” E io le dissi con aria di nonchalance “Può essere”. Lei mi guardò un po’ storta, ma senza dire nulla. Lo stesso sguardo che fece quando le dissi che il mio tatuaggio (che disse che era bello nonostante lo guardò al contrario e lo scambiò per una faccia!), raffigurava il simbolo di The Legend of Zelda (ovviamente le dissi semplicemente che era il simbolo di un videoggioco). Evidentemente, però, Assassin’s Creed e Zelda mi portarono fortuna in storia e in italiano, visto che in quelle materie uscì dalle superiori con un voto più alto di quello che solitamente si beccano questi giochi nelle recensioni.

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2 pensieri su “Quella volta che Assassin’s Creed mi ha salvato il culo alle superiori

  1. wow ankio devo provarci. ora smetto di studiare storia e gioco assassin poi mi faccio interrogare 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 🙂 🙂 😉 😉 😉 😉 XD xd xd xd xd xdD XD XD XD XD 🙂 🙂 W AC! 🙂 .) XD XD:) 🙂 🙂 😀 🙂 😀 😮 😮 :O 😮 :O 🙂 🙂 😀 :p :p xd

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