Life is Strange: perché incasinare il tempo è sempre una figata!

Tasso di spoiler: abbastanza spoiler.

La vita è strana. Già, può essere. Sicuramente se un giorno scoprissi di poter controllare il tempo, lì per lì penserei che sia una cosa strana, ma finirei presto per farci l’abitudine abusandone a più non posso. Life is Strange parla un po’ di questo, cioè di una tipa, Max, che sogna di fare la fotografa e improvvisamente si scopre capace di riavvolgere il tempo, senza sapere perché e per come. E non lo scoprirà mai, perché alla fine Life is Strange non è solo una storia di viaggi nel tempo, ma è prima di tutto una storia di amicizia… e drammi adolescenziali, banchi di scuola, bullismo, psicopatici, traumi di infanzia, delusioni, desideri, scelte, droga, animali morti, ragazzi e ragazze. Ed è una storia sull’importanza del tempo, da dedicare alle persone care, e sull’importanza di andare avanti, di voltare pagina, qualunque cosa accada. La vita è strana, eh?

Life is Strange

Tempo al tempo

Life is Strange ha da subito attirato la mia attenzione per due motivi. Il primo è che non disdegno mai e poi mai le avventure story driven dal sapore cinematografico (Heavy Rain, Beyond, Until Dawn, sono i primi esempi che mi vengono in mente); l’impostazione, insomma, mi piace. Secondo: se c’è una cosa che amo con tutto il cuore, quella sono i fottutissimi viaggi nel tempo. È uno di quegli argomenti che mi manda in fissa. Ho passato molte ore della mia vita a documentarmi sulle teorie riguardanti i viaggi nel tempo e tutto ciò che ci ruota attorno. In effetti, quando a un certo punto del gioco Max “studia” l’argomento, tra me e me pensavo: “Io questo l’ho già fatto, lo so”. Il tempo mi ha sempre affascinato e infatti la trilogia Ubisoft di Prince of Persia ha segnato anni della mia vita. Ma questa ve la racconto un’altra volta.

Oggi parliamo di Life is Strange. La domanda è: perché non mi ci sono buttato subito a capofitto l’anno scorso? Semplice, per altri due motivi. Uno (che è il motivo principale): la natura episodica… mi piace anche, ma non posso sopportare di aspettare per giocare, voglio avere tutti gli episodi e giostrarmeli da solo come e quando voglio. Due: l’inglese. Col cazzo che rischio di perdermi qualcosa in un gioco dove la storia è tutto, rovinandomi così l’esperienza per sforzarmi di seguire una lingua che mi fa cagare e che odio per diverse ragioni che non ho voglia di spiegare.

Inglese... mavvafanculo!

Una volta Gino, il Bimbominkia, mi ha detto che ha giocato l’episodio 1 di Life is Strange senza capire nulla (visto che era in inglese; nota: lui però si crede un esperto di inglese). Ovviamente gli ha fatto schifo, anche se subito si è esaltato per la possibilità di manovrare il tempo. Quando ha capito che non poteva tornare indietro fino alla Seconda Guerra Mondiale per sparare a qualcuno, lo ha abbandonato, anche perché a lui della storia non fregava niente. Ma davvero Gino sa cos’è la Seconda Guerra Mondiale? Joker, invece, mi ha detto una delle sue solite frasi: “La prima scelta di Life is Strange è decidere se comprarlo oppure no”.

Tempo al tempo, Life is Strange è arrivato finalmente in un’edizione con tutti gli episodi sottotitolati in italiano, un artbook, i commenti dei registi e la colonna sonora. A questo punto non avevo più scuse.

Che vita di merda

Ho prenotato questa edizione di Life is Strange diversi mesi prima dell’uscita e finalmente l’ho giocato. Il verdetto? Con le premesse dette poco fa, non poteva che essere positivo. Gli sviluppatori di DONTNOD Entertainment sono dei bravi ragazzi, capaci di dar vita a delle belle storie. Avevo semi apprezzato il loro lavoro con Remember Me. Un titolo interessante, ma secondo me non in grado di sfruttare a pieno il potenziale narrativo e ancor meno quello ludico. Un gioco a metà, più bello che brutto, ma che non mi aveva rapito a pieno nel suo mondo. Con Life is Strange hanno fatto un salto di qualità.

Un’esperienza che, a differenza di Remember Me, lascia in disparte il gameplay per concentrarsi finalmente su ciò che DONTNOD ha dimostrato di saper fare meglio: raccontare. Life is Strange è prima di tutto una bella storia. Non perfetta, forse con qualche momento da rivedere e non priva di modelli già visti e rivisti: la vita da college di adolescenti problematici, i soliti finti sospetti che si rivelano più buoni di quel che sembrano, la ragazza scomparsa, un fienile abbandonato. I viaggi tra realtà alternative, il sangue dal naso, il faro, ma che è, BioSciocco? Rimane, tuttavia, un gran bel racconto, con tanti personaggi con cui simpatizzare, da odiare, di cui sospettare e, soprattutto, da conoscere. Life is Strange è la vita quotidiana e un po’ stramba di due teenager, due amiche legate nel tempo, Max e Chloe. Una vita per certi aspetti di merda, difficile, ma allo stesso tempo fichissima.

Life-is-Strange Episode 2

Il potere di scegliere

Ovviamente, come il maestro David Cage (un po’ sono ironico, anche se nutro rispetto per i lavori di Cage) ci ha insegnato, non è un vero film interattivo se non si possono compiere scelte. Life is Strange mette sul piatto numerose scelte, ma, sempre come il buon Cage insegna, spesso le nostre decisioni non hanno grandi impatti sulla storia del gioco. Molti dialoghi, per esempio, sono praticamente identici, qualsiasi opzione (tra le poche) si scelga e ogni episodio di Life is Strange segue una sua precisa struttura. Sia chiaro: qualche decisione importante c’è e le conseguenze delle proprie azioni non mancano, tuttavia, come detto, i risultati sono spesso marginali. Ho lo stesso trovato interessante il sistema di scelte.

Life is Strange mi ha convinto, è un gioco onesto, appassionante, attuale. Adoro tutto il substrato moderno fatto di termini giovanili, citazioni di film/serie/videogiochi, l’influenza dei social network, messaggini e la “nerdaggine” che si respira. È un filo diretto per entrare in sintonia con il giocatore, uno spaccato della società magari un po’ stereotipato, ma efficace. Oltre a essere onesto, appassionante e attuale, Life is Strange è anche maturo ed emozionante per i temi che tratta: dai drammi familiari al bullismo ai tempi di Facebook/YouTube fino all’amicizia/amore. Forse non è emozionantissimo (ho giocato e visto roba che mi ha colpito di più), ma ha i suoi bei momenti, sorretti da una buona colonna sonora. Parentesi: le musiche tendenzialmente mi sono piaciute, però alcune volte mi sono sembrate riciclate un po’ troppo.

life-is-strange

Mi è piaciuto quasi tutto di Life is Strange. Sì, magari a volte è un po’ lento, il finale (uno in particolare) vanifica praticamente tutte le scelte fatte, Warren crede senza battere ciglio al potere di Max (davvero? Sarà l’effetto dell’amore), tecnicamente il gioco non è granché (peccato in particolare per le espressioni facciali, un po’ povere) e lo stile mi è piaciuto a metà, ma nulla di grave. In alcune occasioni, inoltre, avrei voluto più libertà di scelta (anche solo per scattare una foto) e forse avrei provato a evitare qualche cliché del tipo “le conseguenze di tornare indietro nel tempo e salvare qualcuno morto in un incidente”. Non mi sarei mai aspettato che sarebbe successo qualcosa a Chloe, no no, proprio mai. Che poi, ok, subito ho pensato fosse morta, ma più o meno… Vabbè, alla fine poco importa: originale o meno, è un “bel momento” anche quello.

Il tempo è come un fiume… no, il tempo è come un cazzo di tornado!

Non si gioca con il tempo, neanche quello atmosferico. C’è poco da scherzare con la natura. Però chissenefrega, datemi il potere di controllare il tempo e io sarò una persona felice. E qualche volta Life is Strange c’è l’ha fatta, a farmi sentire un po’ il padrone del tempo, a farmi tornare indietro ai tempi di Prince of Persia, quando mi divertivo a riavvolgere, anche se in contesti e modi ovviamente molto, molto differenti. Forse per appassionarmi mi bastava questo, ma a poco a poco mi sono anche affezionato ai personaggi e alle loro storie. Nonostante uno sviluppo mai davvero originale e un epilogo che mi sarei aspettato emotivamente più incisivo e meno sbrigativo (in particolare quello in cui si sceglie di salvare Chloe; io al primo giro ho scelto quello, oh, sticazzi di Arcadia Merda Bay), Life is Strange mi ha coinvolto e trasportato nel suo mondo. Sicuramente è un’esperienza che ricorderò con quel pizzico di buona nostalgia. Già adesso un po’ ce l’ho.

Life-is-Strange-Logo

Oddio, ci siamo, come il manuale del buon scrittore insegna, è arrivato il momento di chiudere l’articolo con una frase a effetto.

Life is Strange è un’esperienza trascinante, una di quelle che, se avessi il potere di Max, mi farebbe venir voglia di tornare indietro nel tempo e sbattere la testa contro un muro fino a perdere la memoria (o forse facendo solo quest’ultima cosa), così da poterla rivivere ancora e ancora, come fosse sempre la prima, strafichissima volta.

Mmm, mi sa che come chiusura è un po’ troppo banale e pure scritta male… vabbè, sticazzi. Mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto.

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4 pensieri su “Life is Strange: perché incasinare il tempo è sempre una figata!

  1. piu che vita di merda io direi che gioco di merda XD XD XD XD XD XD XD XD XDDD XD XD XD XD XD XD XD XD XD XD :sfgfh V :V :V :V :V :V :V :V :OOO fughfuig scsate se sbaglio sn dal cell

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