Life is Strange: Before the Storm… potevamo farne a meno?

Allora diciamo che, estremizzando, eccetto che per l’aria, l’acqua e il cibo potremmo fare a meno di tutto, quindi direi di sì, potevamo benissimo fare a meno di Life is Strange: Before the Storm. Detta così comunque non vuol dire un cazzo. Infatti il titolo dell’articolo è un po’ messo alla membro di cane, non sapevo che scrivere e questa è la prima cosa che mi è venuta in mente. In ogni caso, però, direi che dopo Life is Strange la voglia di giocare un altro capitolo era alta, quindi ben venga Life is Strange: Before the Storm. O anche no, alla fine. Perché, dopo averlo giocato, posso dire che se ne poteva fare a meno. Ciò detto mi è lo stesso piaciuto, non come Life is Strange, ovvio, ma diciamo che si è rivelata un’esperienza nel complesso piacevole. Se dopo questa introduzione vi sentite un po’ confusi va benissimo così. Non è colpa vostra.

Il classico saluto di Chloe

Ritorno ad Arcadia Bay

In Before the Storm seguiamo la storia di una Chloe adolescente prima che Max torni ad Arcadia Bay. Il titolo è insomma un prequel che racconta dell’amicizia tra Chloe e la fighetta (o presunta tale) Rachel Amber. Stessi personaggi? Stesse location? Stesse situazioni? Più o meno. Ci sono nuovi e vecchi personaggi, ci sono le stesse location (e qualcuna inedita) e ci sono situazioni simili, ma anche nuove. La storia è indubbiamente meno interessante e coinvolgente dell’originale. Sarà per la mancanza di elementi sovrannaturali? Io direi proprio di sì, ma non solo eh. Inutile girarci intorno. La possibilità di riavvolgere il tempo e tutto ciò che ne conseguiva in Life is Strange apriva a scenari decisamente più stimolanti. La narrazione di Life is Strange: Before the Storm è abbastanza fiacca, lenta e pesante. Non che l’opera prima fosse caratterizzata da chissà quale ritmo, ma qui veramente si sfiora la noia a più riprese. E gli episodi sono solo tre… più uno bonus, un fan service carino, ma nulla più.

Il problema direi che è quello: la noia. Più e più volte mi sono chiesto: “Ma adesso succede finalmente qualcosa di interessante o no?“. La risposta è… non proprio. Qualcosina succede, tuttavia niente di particolarmente stuzzicante o avvincente. La storia resta comunque gradevole e seguire le disavventure di Chloe e Rachel e l’instaurarsi del loro rapporto non lascia indifferenti, così come assistere al disagio della protagonista e al trauma mai superato della morte del padre, ma ci troviamo in una zona di mezzo, non mediocre, ma nemmeno bellissima. Si lascia seguire, tutto qua, se capite ciò che intendo. La roba più interessante è scoprire alcuni retroscena e avvenimenti che danno ancora più forza a Life is Strange, a cui si arriva più consapevoli. Belli tutti i riferimenti. Esatto: direi che è bello vedere come si arriva a Life is Strange e poi rigiocarselo. Sinceramente non so se ci sono delle cose che cozzano, in questo momento (per l’appunto) sto rigiocando Life is Strange apposta e al momento (Episodio 2) mi sembra che la storia fili liscia. Solo il personaggio di David mi è parso un po’ in conflitto con la caratterizzazione di Before the Storm (nota: andando avanti mi sembra che le cose migliorino, però mi sono sorti dubbi su Frank, ma direi che fino a ora ci può stare). Comunque, Arcadia Bay rimane una location affascinante e sempre contraddistinta da un leggero velo di mistero, un’aura mistica che, in ogni caso, si percepisce maggiormente nell’avventura di Max.

La discarica resta un’ambientazione importante

Gameplay non pervenuto

Ho già detto qualcosa di simile nell’articolo su Detroit: Become Human, anche per Life is Strange: Before the Storm vale la stessa regola: sul gameplay non c’è praticamente nulla da dire. È minimale. E le azioni che si possono compiere sono alle volte davvero troppo, come dire, normali. Forse è anche per questo che l’esperienza risulta talvolta noiosa. Giocare con il tempo è molto più figo, ma questo l’ho già detto. Rispetto al titolo di Quantic Dream, poi, Before the Storm e lo stesso Life is Strange (anche se in misura minore) peccano decisamente sulle conseguenze delle proprie scelte. Diciamoci la verità: il gioco sembra metterti davanti a chissà quali bivi narrativi, ma nella realtà dei fatti non cambia nulla. Sì, ok, c’è qualche piccola modifica qua e la, qualche dialogo diverso e cose così, ma la storia prosegue sempre e soltanto su un binario. Quasi tutte le situazioni devono andare in un certo modo, delle scelte del giocatore gli autori se ne sono un po’ fregati. Pensiamo per esempio al colloquio col preside o allo spettacolo La Tempesta, per citare giusto due eventi. Scegli una roba oppure l’altra, alla fine si arriva sempre alla stessa conclusione. Life is Strange era un po’ meglio da questo punto di vista, ma poi neanche troppo. Forse l’unica scelta veramente “importante” è quella finale, anche se l’epilogo resta pressoché identico. Vabbè…

Un altro punto deludente direi che è la parte tecnica. Life is Strange mi pare più curato e vivo. Tra l’altro le animazioni sono veramente orribili, roba da due gen fa. I personaggi, infatti, restano l’elemento più brutto. Non mi ha colpito neanche la colonna sonora. Quella di Life is Strange è molto, moooolto meglio, secondo i miei gusti.

I momenti onirici non sono male

Potevamo farne a meno, ma va bene lo stesso

Dopo aver assaporato Le noios… pardon, Le fantastiche avventure di Captain Spirit mi è venuta voglia di tornare nel mondo di Life is Strange (quindi direi che in un modo o nell’altro gli sviluppatori hanno fatto c’entro). Visto che avevo tutta l’intenzione di comprare Life is Strange: Before the Storm sin dall’uscita, ho seguito questa scia e ne ho approfittato. Rimane un approfondimento skippabile, che ciò nonostante (secondo me) ha il pregio di rendere ancora più solida l’esperienza del titolo originale. Ricordiamoci anche che il team di sviluppo è diverso, non che la cosa sia poi particolarmente evidente. Insomma, non sarà riuscito ad appassionarmi o a emozionarmi fino in fondo, complice un ritmo un po’ pesantuccio, una storia nella sua totalità priva di mordente (soprattutto i primi due episodi) e quelle robe da teen drama che sotto alcuni aspetti cominciano un po’ a stufarmi, ma mentirei se dicessi che non mi ha fatto piacere tornare ad Arcadia Bay. Bello, ma non bellissimo.

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