Ho comprato Prey, ma ho in mente Mass Effect 3

Ho da pochissimo comprato Prey e ci sto giocando in questi giorni. Non posso ancora esprimere giudizi in quanto la mia run è ancora a un punto abbastanza morto. Lo ammetto: lo sto trovando decisamente più difficile e impegnativo della media. La stazione spaziale in cui si svolge il gioco mi pare piuttosto grande, i nemici poco vari, ma belli tosti, la grafica nella media.
Mi sta piacendo? Da un lato sì, dall’altro no. Vedremo proseguendo. Ciò che è certo è che noto tante contaminazioni da altre opere, e va bene. Ormai è stato fatto praticamente tutto. Ci ho visto tanto di BioShock per esempio, ma allora cosa c’entra Mass Effect? Non so perché, ma lo spazio, la fantascienza mi riporta sempre a ciò che per me restano alcuni punti di riferimento, quali Dead Space e, appunto, Mass Effect. Opera che mi ha lasciato emotivamente tanto e a cui io stesso mi sono ispirato.

Il caso Mass Effect 3

Oggi volevo parlare in particolare del caso del finale di Mass Effect 3. In realtà lo feci già a suo tempo, ma l’articolo a riguardo si è perso nei meandri di Internet. Per dovere di cronaca era stato pubblicato su Gameplayer.it. Ho deciso di riprenderne alcuni passaggi a mio avviso interessanti.

Ai suoi albori, il genere della fantascienza veniva considerato un tipo di cinema minore, basso, popolare. Tuttavia, col passare dei decenni questa visione mutò drasticamente e in seguito al forte interessamento sociale verso lo spazio e le stelle la fantascienza divenne verso gli anni ’70 un vero e proprio cult”.

Mass Effect 3 fu considerato un episodio controverso, a detta di molti deludente e ormai lontano dalla “perfezione” narrativa della primissima avventura spaziale.

Quando ci si immerge nuovamente nell’universo creato da BioWare ci si accorge che il coinvolgimento e le emozioni non tardano ad arrivare, sancendo puntuali l’incedere di un’epopea dai tratti fortemente epici. Si crea, quindi, un patto con l’opera: poco conta se alcuni dialoghi sfociano nella banalità, se la trama appare a volte prevedibile e non sempre convincente, perché per quei momenti meno efficaci ve ne sono tanti di più in grado di travolgere il giocatore, di trascinarlo in un’odissea a fianco di personaggi spaventosamente vivi e con cui creare forti legami affettivi. Se in Mass Effect 2 si instauravano rapporti (amorosi e di amicizia) destinati a continuare anche in Mass Effect 3 (spesso in modo superficiale, per ovvie questioni puramente legate alla narrazione), nel capitolo in questione tale compito si estende ad intere razze aliene, unite contro un nemico comune”.

Al di là del plot in sé, giudicabile più o meno credibile, più o meno bello, la storia è quella di sempre: appassionante, emozionante, profonda, epica (anche più che in passato), ricca di spunti di riflessione, di dialoghi e personalità da scolpire nella memoria. Non manca neanche una discreta libertà, da sempre più un’illusione che una reale caratteristica dell’esperienza, poiché il filo degli eventi è inevitabilmente già scritto e ogni possibilità, ogni scelta, ben preventivata“.

Una considerazione relativa al triste caso mediatico scatenato dal finale della trilogia è doverosa. Mi rendo conto di come l’espressione ‘la verità sta nel mezzo’ possa apparire comoda o una cosiddetta “frase fatta”, non toglie che sia probabilmente la più funzionale ed esplicativa della faccenda, perché se a migliaia di persone il finale può aver fatto letteralmente imbestialire, non è certamente un dato sorprendente che su milioni di giocatori altrettante migliaia lo abbiano invece apprezzato“.

Claudio Moneta sempre un grande!

Parliamo dell’Extended Cut. Un errore? Forse no, ma ragionando a posteriori ritengo fosse qualcosa di non necessario, un contentino.

“… perché alcune modifiche svalutano in parte il valore artistico della conclusione, prima eccessivamente criptica, ora fin troppo esplicita, rischiando così di apparire scontata, banale e poco adatta al calibro della produzione. Alcune decisioni restituiscono l’impressione che il team abbia voluto assecondare fin troppo le critiche degli utenti. Nonostante l’impatto emozionale rimanga tuttora garantito, è indubbio che alcune scelte degli sviluppatori sembrino forzate”.

Ad ogni modo, la trilogia di Mass Effect ha sicuramente il merito di essere una delle migliori saghe videoludiche mai concepite, con le sue sbavature e imperfezioni, ugualmente utili a plasmare e a caratterizzare un’opera, ma comunque in grado di colpire profondamente il giocatore con una storia epica e soprattutto con dei personaggi eccezionalmente carismatici, semplicemente da ricordare. Perché a conti fatti, finale bello, brutto o discutibile, l’epopea del comandante Shepard resterà per sempre indimenticabile“.

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