Da Heavenly Sword e Enslaved a Hellblade: Ninja Theory secondo me

Appena finito Hellblade: Senua’s Sacrifice ho pensato subito che fosse arrivato il momento di parlare di Ninja Theory. Di sti ragazzi ho giocato Heavenly Sword, Enslaved: Odyssey to the West e, appunto, Hellblade. In linea generale apprezzo il modo in cui lavorano e le loro opere, anche se secondo me non riescono mai a fare quel salto di qualità necessario a sfondare davvero.

Heavenly Sword: tra merda e capolavoro

Quando acquistai Heavenly Sword e lo giocai mi fece abbastanza scagazzare. Nonostante gli elogi, la grafica non mi piaceva, il gameplay non mi prendeva e il gioco durava il tempo di una cagata. Questo mi ha però spronato a rigiocarlo più e più volte. Piano piano ho iniziato ad apprezzare un minimo la giocabilità e la storia, tuttavia ciò che amo davvero di Heavenly Sword sono i personaggi. Il gruppo di cattivi, più che altro. Un branco di fuori di testa mica da ridere. Re Bohan, interpretato da Andy Serkis, è eccezionale, veramente il re indiscusso. I suoi monologhi mi riecheggiano ancora in testa. Uno dei miei personaggi preferiti di sempre. Heavenly Sword mi restituisce ancora adesso sensazioni contrastanti e anche se la storia non è nulla di che, i dialoghi e i personaggi lo hanno reso un’esperienza che è valsa la pena vivere, di cui tendenzialmente ho un bel ricordo.

Top!

Enslaved: bene, ma non benissimo

Enslaved mi prese decisamente di più di Heavenly Sword. Monkey (interpretato sempre dal grande Andy) e Trip sono bei personaggi, l’azione c’è e la storia nel complesso non è malaccio, anche se il finale forse non è all’altezza delle aspettative e il ritmo non è eccelso. Il gameplay è ancora una volta un po’ troppo semplicistico, ma complessivamente gradevole. Bene, ma non benissimo, insomma.

Monkey e Tripitaka!

Arriviamo a Hellblade

Ora che ho finito l’introduzione, parliamo del vero argomento del giorno, ovvero Hellblade: Senua’s Sacrifice. Avevo intenzione di acquistarlo più avanti, perché in questo periodo volevo farmi Horizon, ma alla fine ho cambiato idea e mi sono buttato su Hellblade. Per Horizon aspetto un calo di prezzo. Comunque non saprei dire se l’ultima fatica di Ninja Theory mi sia piaciuta oppure no (ok, dai, più sì che no). Devo dire che arrivato ai titoli di coda è sopraggiunta un po’ di delusione. Non posso negare che mi aspettavo qualcosina in più. Più che altro dalla storia.

Il gameplay è basilare e ripetitivo, nonostante non manchino sequenze ispirate e interessanti. Anche alcune boss-fight sono carine, ma niente di spettacolare o memorabile. Del lato prettamente ludico, quindi, non c’è molto da dire. È mediocre. Il punto è che Hellblade punta ad altro, ossia a creare un’esperienza narrativa che fonda atmosfera, storia e giocabilità. In questo riesce, ma a mio parere non a pieno.

I famosi viaggi mentali

Almeno in via teorica, il tema su cui fa leva Hellblade è diverso dal solito: la psicosi. La protagonista, infatti, è affetta da questa malattia mentale. Ciò si ripercuote su ogni aspetto dell’esperienza, che si piega ai deliri e alle allucinazioni di Senua. Il tutto è stato reso possibile grazie all’aiuto di esperti, medici e persone affette da tale sindrome e bla, bla, bla. In due parole: il lavoro che c’è dietro è scientificamente accurato. Tutto molto interessante, concordo, ma per il resto la storia di Hellblade, che mischia la mitologia nordica (un buon antipasto in attesa del nuovo God of War) all’immaginazione deviata della protagonista, non è sto granché. Non voglio sminuire il lavoro di Ninja Theory, anzi: tanto di cappello per l’idea e tutto quanto. Tuttavia, il risultato finale a mio modestissimo parere è passabile, sotto certi aspetti intrigante, ma lontano dall’essere indimenticabile.

Sinceramente, non so quanto Hellblade possa aiutare la gente a comprendere meglio questo genere di patologie, soprattutto considerando anche il contesto storico molto distante dai giorni nostri. Comunque narrativamente le idee non mancano, ma il ritmo rimane lento, a tratti pesantuccio, e non ci sono colpi di scena degni di essere chiamati tali. E se alla fine qualcuno si aspettasse una rivelazione o qualche spiegazione che chiarisca meglio gli avvenimenti, beh, non ci speri troppo. Ma ci sta, alcune cose sono lasciate alla libera interpretazione del giocatore. In ogni caso, il viaggio di Senua è un viaggio prima di tutto mentale, che si svolge in una realtà distorta, quella che lei si è creata in seguito ad alcuni accadimenti. Di reale c’è la sofferenza di una persona che, prima di tutto, non riesce ad accettare la morte del suo amato. Un viaggio di dolore, di un passato tormentato, di ricordi che sfociano in un presente distorto e malato.

Si, ma quindi?

Pad alla mano, Hellblade merita? Io che ne so, non posso entrarvi in testa. Voi, però, potete entrare in quella di Senua, a vostro rischio e pericolo. Hellblade può risultare avvincente o noioso fino alla nausea. Personalmente mi trovo nel mezzo. Il lavoro che preferisco di Ninja Theory è nel complesso Enslaved, mentre sul fronte personaggi quelli di Heavenly Sword restano imbattuti. Hellblade mi è sembrato subito un gioco vecchio: dalle meccaniche al combat system fino alla grafica, quest’ultima in ogni caso più che buona, malgrado texture e modellazione poligonale non siano proprio il massimo (ma ricordiamoci che non è un AAA). La protagonista, se non altro, è realizzata benone e la tecnica del performance capture continua a dare i suoi frutti; sappiamo che i Ninja sono esperti in questo! Le visioni, le voci nella testa (spesso le ho trovate davvero fastidiose), i deliri e le allucinazioni restano probabilmente il piatto forte, anche se personalmente non mi hanno colpito molto. C’è anche un avviso su scene violente che potrebbero impressionare. Per me non ce n’è una con un vero impatto. Detto questo, rimane un titolo particolare, dall’indubbio fascino e dagli spunti interessanti. Bravi Ninja, continuerò a tenere d’occhio i loro lavori.

Nota: non dura un cazzo però. Seriamente. Sono andato il più calmo possibile. Ho camminato quasi per tutta la durata dell’avventura e, niente, in sei ore sono giunto alla fine (giocando a Difficile).

Nota 2: ottenere il platino è una delle cose più facili mai viste e con Hellblade sono a sessanta, yeah!.

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