Cos’è un capolavoro?

La soffice copertina mi avvolgeva il pelo in una calda mattina in cui i raggi del sole facevano risplendere i miei seducenti baffi. Così mi svegliai dal torpore della passata notte e appena aprii gli occhi e spalancai le fauci al giorno una domanda mi fece subito rizzare la coda: cos’è un capolavoro? È possibile trovare una risposta oppure non c’è miao che tenga?

Capolavoro?

Capo al lavoro

Io, il capo dei Gatti senza Padrone, mi metto al lavoro per capire cosa sia un capolavoro. Il primissimo pelo che mi sovviene alla mente è che la parola capolavoro ormai ha perso ogni suo significato. Non vuol dire un miaone di niente. Il motivo va ricercato nel suo inflazionato utilizzo da parte dei barbari umani. Il termine capolavoro è stato stuprato e saccheggiato da codesti esseri villani. Forse oggi la situazione è leggermiao migliorata, eppure ancora troppo spesso la parola “Capolavoro” viene tirata in ballo per esprimere apprezzamento verso una determinata opera. Il problema, signori gattacci miei, è che (generalizzando) possiamo dire che oggigiorno non esistono più le mezze misure: o parliamo di un capolavoro o parliamo di feci di gatto. Si dice di capolavoro un gioco magari sì meritevole ma non abbastanza per essere accostato ad una così alta onorificenza. La parola capolavoro dovrebbe avere un peso importante, non dovrebbe essere usata con leggerezza. Purtroppo, a-mici, oramai questo è successo e il termine capolavoro è divenuto comune e banale.

Definizione di capolavoro

Cito Treccani (solo perché Treggatti non c’è):

“s. m. [comp. di capo e lavoro] (pl. capolavóri, raro capilavóri). – 1. a. La migliore in una serie di opere di un artista, di uno scrittore, o di un’età, di una scuola, ecc.: questo romanzo è ritenuto il suo c.; b. Opera (e per estens. anche azione, impresa, comportamento) eccellente in genere: quadro, scultura, progetto che è un vero c.”.

Ok…

Quindi, parlando di giochi potremmo dire che Metal Gear Solid 3 (esempio a caso) è il capolavoro di Kojima e che Shenmue è un capolavoro perché trattasi di un’opera eccellente, capace di segnare un’epoca e condizionare i titoli futuri. Semplice, come bere un bicchiere di latte da leccarsi i baffi. Per miao! Io la penso esattamente così. Sono un gattone semplice, vedo un gioco che eccelle in ogni campo, che innova e getta le basi per il futuro, e urlo al capolavoro. Tuttavia, quanti titoli possono rientrare in questa definizione? Direi pochi, pochi, pochi, pochi, ma proprio pochi.

Il vero problema

Il vero problema, micioni miei, sapete qual è? Non è la domanda: cos’è un capolavoro? Bensì: chi decide cos’è un capolavoro? Il pubblico? La critica? Entrambi? Il mio cugino felino di quarto grado che vive nella savana? Il presidente degli Stati Uniti? L’Alieno (a proposito: addio)? Io? Fatum? Sto gatto? Per i miei baffi, vi dico che nessuno di questi e nessun altro può decidere cosa sia un capolavoro. NESSUNO di noi. Ne abbiamo solo l’illusione, crediamo di decidere e di scegliere cosa sia un capolavoro ma ciò non significa che lo diventerà o che lo sia, perché la nostra visione è solo nostra. Perché se è facile distinguere tra giochi fatti di vomito di gatto e feci di umano da titoli ottimi, non altrettanto facile è tirare in ballo una presunta oggettività. Per fortuna, però, c’è una cosa che è superiore a noi, una cosa che decide per noi, che subiamo ogni pelo della nostra vita. È questa forza che decide cos’è un capolavoro. Questa forza è il tempo.

Il tempo ci dirà quale gioco odierno verrà ricordato nella storia, nella memoria collettiva. Certameo, si continuerà a discutere della questione, oggi come domani. Ma cosa può essere un capolavoro e cosa no lo capiremo solo grazie al tempo, non di certo perché un recensore, un qualunque giocatore o un gatto asseriscono oggi che “quel gioco è un capolavoro!”. Quindi, gattacci, continuate pure a riempirvi la bocca della parola capolavoro accostandola a tutti i giochi che volete, perché non importa quello che dite. Solo il tempo importa. E lui lo sa. E se tra vent’anni si parlerà ancora di quei giochi e ci si ricorderà (ci si ricorderà davvero, come punti importanti del medium e non solo per nostalgia) di quei giochi, allora forse, e solo a quel punto, potrete dire “avevo ragione”.

Io sono il capolavoro della mia specie” – Joker, il Gatto senza Padrone.

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