Control: dopo Alan Wake il…

Dopo Alan Wake il nulla? No, dai, non c’è bisogno di essere così cattivi, stiamo pur sempre parlando di Remedy Entertainment, un team famoso soprattutto per il suo estro creativo in termini di narrazione. Quantum Break era tutto sommato un gioco piacevole, anche se mi aveva convinto solo a metà, sia dal fronte ludico sia da quello narrativo. Però la storia di Quantum Break non era per nulla malvagia e compensava un po’ un gameplay a conti fatti non tanto interessante. E questo Control? Ecco…

I collezionabili sparsi in giro sono tantissimi, ma a differenza di Quantum Break non mi ha tediato più di tanto leggerli, a volte ho preferito cercare di approfondire certi aspetti della trama piuttosto che giocare, peccato che sia servito comunque a poco…

Controllo perso

Sinceramente? A me ‘sto Control non è che sia piaciuto granché. Non ho mai trovato Remedy capacissima di creare meccaniche di gioco particolarmente appaganti o coinvolgenti, ma cazzo… Alan Wake, pur con tutti i suoi difetti come gioco, mi aveva davvero appassionato: aveva una trama e un’atmosfera veramente affascinanti. Dopo aver messo da parte l’errata idea che Control fosse solo una sorta di Quantum Break in uscita anche su PS4, da questo ultimo lavoro di Remedy mi aspettavo se non un grande gameplay, almeno una grande storia. Invece Control non mi è piaciuto sotto nessun punto di vista. Calma, non dico che sia un brutto gioco, per carità, ma mi ha infastidito a più riprese, non per la difficoltà altalenante, ma proprio per alcune meccaniche e per la sua narrativa. In realtà è proprio la trama che mi ha fatto girare di più il cazzo, dato che puntavo su quella. Ovvio, è una questione di gusti e opinioni personali, ci mancherebbe, e io ho trovato la storia di Control eccessivamente criptica, inconcludente (nel senso di inefficace) e pretestuosa. Quasi stupida in alcuni frangenti. Alcune volte mi sono ritrovato a pensare “mi sembra un po’ una cagata” e certi dialoghi mi hanno irritato per il loro essere pretenziosi e “arroganti”. L’impressione è che Sam Lake si sia lasciato un po’ andare, propinandoci qualcosa di meno sostanzioso di quanto non sia in realtà, ma “ehi, sono Sam Lake, i giocatori apprezzeranno qualsiasi mia stronzata“.

Ok, calma di nuovo. Facciamo un passo indietro. Se dico stronzata sto volutamente esagerando, non fraintendete (la trama di Control non è una stronzata), era giusto per far passare il concetto. Perché alla fine alcune cose mi sono anche piaciute, come l’atmosfera e certi passaggi che hanno quel qualcosa di accattivante e stimolante, misterioso al punto giusto… ma nel complesso per me è no. No per i personaggi, no per la storia, no per la messa in scena del tutto. Certe soluzioni oniriche mi hanno irritato o fatto sbadigliare e tutta la vicenda è talmente assurda che me ne sono subito distaccato. Sensazioni che con un Alan Wake non ho mai provato (anche se sì, Control contiene citazioni ad Alan Wake lasciando presupporre che si tratti dello stesso universo narrativo). Un’altra cosa irritante è la presenza di parti oscurate nei collezionabili: che due palle porca troia! Posso capirne il motivo, ma anche questo aspetto in alcuni casi mi ha infastidito. Infastidito, irritato, le parole che più sto a associando a Control… ahia… 

L’atmosfera, quasi un po’ horror a volte, non è male

Credetemi, non sono il tipo di persona che boccia a priori narrazioni oniriche o troppo criptiche, anzi: mi affascinano anche. Io stesso ho realizzato un cortometraggio (tRIP) volutamente enigmatico e criptico, che molti potrebbero benissimo ritenere una cagata colossale incomprensibile. E non ci sarebbe nulla di male e sbagliato in questo, sarebbe un’opinione legittima. Tuttavia, quello che ho fatto io era qualcosa di dichiaratamente trash (nota: lungi da me paragonare le mie robette fatte in casa a quelle di creativi del calibro di Remedy, sia chiaro). Il problema di Control è che si prende troppo sul serio, secondo me. Certo, c’è sempre quell’ironia di fondo (mi vengono in mente i filmini con i pupazzi bambini “Threshold Kids” e anche altre cose), ma per me non è stato sufficiente. Non lo so, non mi ha catturato, ho giocato sperando in un momento di svolta, in un qualcosa che finalmente mi spingesse a dire “ora ci siamo, sta diventando interessante”, invece niente, sempre la stessa sensazione per praticamente tutta la durata dell’avventura. Mi è sembrata una narrazione poco armoniosa, che butta roba solo per dire “ehi, guardate, è figo, non ci capirete niente, ma questa cosa fa figo vero?” e io avrei anche apprezzato se fosse stato davvero figo, solo che per me, per me, per me (per me) non è stato figo… o almeno quasi mai. Per questo ho trovato Control un gioco antipatico.

Superpoteri

Non mi va di soffermarmi tanto sul gameplay. C’è ‘sto edificio tutto un po’ uguale a sé stesso che va esplorato in lungo e in largo e intanto si ammazzano degli agenti impossessati da un’entità paranormale. Si spara con un’arma particolare, che ha varie funzionalità e bla bla bla. Non c’è un sistema di coperture e si va molto di poteri sovrannaturali, la parte più riuscita dell’opera secondo me. Non che sia una roba mai vista, ma lanciare oggetti con la forza della mente (telecinesi/psicocinesi) o levitare fa sempre la sua porca figura e questa parte del titolo mi ha divertito e intrattenuto. Ciò detto, ho trovato gli scontri non molto avvincenti o interessanti. Sul fronte del level design è tutto abbastanza piatto e nella norma. Esplorare è anche carino, comunque. Una cosa che mi ha colpito in positivo è la distruzione ambientale. Si rompe quasi tutto: questo rende alcuni combattimenti un po’ più dinamici, ma nei fatti neanche tantissimo. È più un orpello carino da vedere che con reali conseguenze nel gameplay, anche se quando un riparo viene danneggiato si è costretti a spostarsi. Il punto è che in Control è quasi sempre meglio non starsene fermi in un punto, ma continuare a muoversi, quindi il fatto di avere una copertura è relativo (poi c’è anche un potere che permette di creare uno scudo intorno a sé).

Le meccaniche di gioco sono tutte abbastanza semplicistiche

Anche graficamente nulla di che. Quantum Break secondo me era migliore (almeno da quel che ricordo, potrei sbagliarmi), qui anche i filmati sono ridotti all’osso e quasi tutti molto statici (la regia non mi è piaciuta). Non è un titolo molto cinematografico a mio parere. Ha pure dei cali di frame-rate piuttosto fastidiosi. Ne ho beccati alcuni davvero vistosissimi durante certi combattimenti. Non ci siamo. Non è neanche un’opera lunghissima. Qualche ora in più avrebbe giovato: in tre giorni l’ho finito e platinato… e, non so, ci avrò passato su meno di venti ore. Ah, un’altra cosa che mi ha infastidito: la mancanza di un doppiaggio in italiano. Sul serio: sono certo che un buon doppiaggio avrebbe reso tutto più facile da seguire e sarei entrato più nell’ottica della storia, mentre leggere i sottotitoli mi ha talvolta distratto, in alcuni frangenti passano pure troppo velocemente. In un gioco come questo per me il doppiaggio avrebbe dato una marcia in più. Male.

Per me è no

Da Control mi aspettavo decisamente qualcosa di più. Ma non è che il gioco mi abbia fatto schifo e non la reputo nemmeno una brutta esperienza nel complesso, è che non mi ha lasciato nulla. Il gameplay non mi ha detto niente e la trama mi ha detto ancora meno. Non lo rigiocherei e purtroppo non mi ha spinto a farmi domande e teorie sulla sua storia e i suoi personaggi; soprattutto quest’ultimi li ho trovati abbastanza deboli. Nonostante quanto detto finora, è un’opera passabile e se si è fan di Remedy un’occasione bisogna darla di sicuro, ma per quel che mi riguarda se non l’avessi giocata non mi sarei perso niente. Quindi anche sticazzi di Control, ora dateci questo benedetto Alan Wake 2!

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